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Il Fondo Forestale Italiano riconosciuto ‘custode’ di beni comuni

Il FFI ha partecipato al 1° Festival dell’Amministrazione condivisa dei Beni comuni, in programma ad Assisi dal 27 al 29 marzo, organizzato dall’APS LabSus – Laboratorio per la Sussidiarietà – (associazione che promuove un nuovo modello di società basato sul principio della “sussidiarietà orizzontale”) in collaborazione con il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia e con l’amministrazione comunale di Assisi.

Nella giornata di venerdì 28 – tramite un nostro socio delegato – abbiamo preso parte al gruppo di lavoro “i piccoli comuni e l’amministrazione condivisa”, discutendo sul tema dei Patti di collaborazione … «troppo spesso l’amministrazione condivisa dei beni comuni viene percepita come un tema solo di città, mentre sempre più chiara è l’opportunità di ideare patti per la cura del territorio, dai piccoli comuni a fiumi, valli e laghi come beni comuni».

Questo percorso verso i beni comuni e la loro amministrazione condivisa è sostenuto dal fatto che i boschi già acquisiti dalla Fondazione sono destinati per statuto a «finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, mediante lo svolgimento di attività di interesse generale, in forma di erogazione gratuita di servizi nel settore della tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente» [art. 3.1], cioè a ‘cura’ e gestione volontaria a nome della collettività. Inoltre «per la Fondazione i boschi e i servizi ecosistemici da essi forniti sono beni comuni appartenenti all’umanità intera, da conservare per le future generazioni, non suscettibili di valutazioni economiche ed estranei alle logiche di mercato» [art. 3.3].

il tavolo di discussione al Festival: amministratori, docenti ed esperti da tutta Italia a confronto sul tema dei beni comuni

Sabato mattina c’è stata la premiazione del concorso nazionale “Patti X Collaborare 2025”, per «sostenere, diffondere e riconoscere l’impegno delle comunità nella cura e gestione condivisa dei beni comuni materiali e immateriali»); il Fondo Forestale Italiano ha partecipato nella sezione Idee. Potevano candidarsi tutti coloro che desideravano attivare un Patto di Collaborazione con uno o più enti locali di appartenenza per la cura di beni comuni e/o servizi (nel nostro caso boschi già acquisiti o in fieri), valutando le idee volte a creare comunità di pratiche basate sul coinvolgimento di più persone od organizzazioni.

Il premio è stato conferito alla nostra Fondazione, per il proposito – ancora in fase di intento e interamente da avallare – di sviluppare e sperimentare un accordo denominato “Patti X Fersinone”, in collaborazione con gli enti locali competenti e le associazioni locali, sulla amministrazione condivisa delle risorse naturali nel bacino idrografico o valle del torrente Fersinone in Umbria, similmente a un “contratto di fiume” o di paesaggio. Questo comporta il riconoscimento giuridico di un ecosistema idrografico quale soggetto di diritti, insieme a tutti gli esseri – viventi e non-viventi: terreni, acque, foreste, animali, persone residenti, beni immateriali (storico-culturali e paesaggistici) … – che lo ‘abitano’ e lo costituiscono nella sua identità.

Nell’ambito geografico indicato si trova il Bosco delle Sette Valli, in fase di acquisizione da parte del Fondo. Nel contesto precedente esso rappresenterebbe un “santuario naturale forestale” per la rigenerazione dell’ecosistema locale e per la ricostituzione graduale della sua bio-complessità potenziale, accanto a una foresta demaniale che fungerebbe da ecosistema di maggiore scala, con possibilità di accesso per scopi ricreativi e scientifico-didattici; inoltre il torrente Fersinone andrebbe protetto scrupolosamente nel suo tratto intermedio. Si potrebbe ipotizzare anche la collaborazione con alcuni proprietari locali ‘sensibili’, per estendere più possibile le zone di salvaguardia.

uno scatto sul numeroso pubblico presente in sala durante una seduta plenaria, dopo una mattinata di lavori in gruppi

Il ruolo delle amministrazioni e delle associazioni locali andrebbe chiarito cammin facendo; principalmente dovrebbero garantire continuità al progetto, coinvolgendo la popolazione residente nella cura dei beni riconosciuti ‘comuni’, mediante attività, iniziative, eventi, che possano rivitalizzare periodicamente la loro conservazione e valorizzazione (in senso etico e non economico …).

Il Patto ora delineato andrà discusso, approvato, condiviso e sviluppato al meglio, ma intanto abbiamo osato presentarlo nel contesto del gruppo di lavoro al Festival e per il concorso al Premio nazionale (nella sezione Idee, come già chiarito), in forma abbozzata nei suoi principi generali, magari da approfondire e da rivedere.

Quali possono essere i ‘compartecipanti’ da sensibilizzare e chiamare in causa? Lo abbiamo accennato prima: amministrazioni di competenza territoriale (sono cinque comuni in totale, di cui due già contattati, più la regione), associazioni locali (sono tante, già collaboriamo con alcune di loro), operatori economici aziendali e finanziari (compresa Banca Etica, nostro istituto di riferimento), enti scientifici e didattici (tra cui il CAMS di UniPG) e i numerosi iscritti e volontari che ci stanno affiancando … Ma per tenere le fila e saldi i principi ci dobbiamo affidare proprio a chi ci ha dato credito e stima – ed anche premiato – ovvero a LabSus per quanto riguarda le già numerose esperienze in corso a livello nazionale, e al dipartimento di Scienze politiche di UniPG – nelle persone delle prof.sse Alessandra (entrambe!) Valastro e Pioggia – che ci hanno facilitato nei giorni passati e che ci potranno aiutare concretamente ad intraprendere il cammino appena accennato. Un ringraziamento va a tutte/i loro, fin da ora.

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